“Vangi. Opere 1994-2014”

Giuliano Vangi nasce a Barberino di Mugello, FI, ITA nel 1931.

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Si trasferisce a Firenze con la famiglia nel 1934, studia all’Istituto d’Arte, allievo di Bruno Innocenti, e successivamente all’Accademia di Belle Arti dove segue i corsi della Scuola Libera del Nudo. Nel 1950-’59 insegna disegno all’Istituto d’Arte di Pesaro e si dedica alla realizzazione di sculture monumentali in marmo e cemento. Nel 1959-’62 si trasferisce in Brasile dove si dedica ad una ricerca astratta, lavorando cristalli e metalli quali ferro e acciaio. Le sue opere iniziano ad attirare l’attenzione pubblica: vince il “I Premio” al Salone di Curitiba, espone al Museo di San Paolo e partecipa ad una mostra itinerante negli Stati Uniti. Nel 1962 ritorna in Italia, stabilendosi a Varese e insegna per alcuni anni all’Istituto d’Arte di Cantù. Dal 1978 risiede a Pesaro. E’ con il rientro in Italia che recupera la figurazione.

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Vangi, già Praemium Imperiale per la scultura nel 2002 e considerato il più grande scultore figurativo italiano contemporaneo torna ad esporre a Roma dopo una lunghissima assenza con una mostra importante: l’ultima di ampio respiro è stata quella all’Istituto Italo-Latino Americano, nel lontano 1978. La mostra punta soprattutto sulle sue opere degli ultimi dieci-undici anni, ben 24 sulle 26 complessivamente esposte, oltre ai disegni. Di queste, tredici sculture sono state realizzate nel 2014, alcune delle quali appositamente per MACRO Testaccio.

Vangi e Botta

Vangi e Botta

Come scrive Simongini nel catalogo pubblicato da Silvana editoriale, «parafrasando Pasolini, si può dire che la scultura di Vangi ha la forza di rivelare, in tempi dominati invece dall’oscurità dell’oblio, “la scandalosa forza rivoluzionaria del passato”, della memoria, della tradizione. Lo scultore toscano tenta di affermare plasticamente lo “scandalo” del grande racconto intorno all’uomo, al suo destino, costituito sulle rovine del progetto modernista e della frammentazione postmoderna. Vangi ha il coraggio di chiamare in causa la tensione dell’epico, del mitico, del tragico, parole e concetti oggi cancellati e negletti».

G. Vangi - DUEMILAUNDICI, 2013, bronzo, 218x200

G. Vangi – DUEMILAUNDICI, 2013, bronzo, 218×200

G. Vangi - C’ERA UNA VOLTA, 2005 resina dipinta 218x275x205

G. Vangi – C’ERA UNA VOLTA, 2005 resina dipinta 218x275x205

G. Vangi - DONNA SULLA BATTIGIA, 2014 marmo bianco h12x 44x55

G. Vangi – DONNA SULLA BATTIGIA, 2014 marmo bianco h12x 44×55

A proposito dell’attualità della sua ricerca, l’artista toscano si può considerare un antesignano di quella linea della scultura incentrata sul corpo umano che è stata celebrata poche settimane fa nella Hayward Gallery-Southbank Centre di Londra con la mostra “The Human Factor: The Figure in Contemporary Sculpture”, curata da Ralph Rugoff. Eccezionalmente l’esposizione sarà arricchita dall’allestimento di un grande architetto come Botta, che da tempo segue il lavoro di Vangi. Scrive a questo proposito Simongini: «Giuliano Vangi mette in campo una potente intensificazione della realtà umana e sociale con una polifonia emozionale e realizzativa che non ha eguali nell’attuale panorama artistico e che è anche il risultato di un mirabile processo di distillazione dell’intera, plurimillenaria tradizione scultorea attraverso la coesistenza mirabilmente compiuta di tanti linguaggi diversi nella stessa opera. Questa vocazione polifonica è esaltata dal misurato e poetico allestimento progettato da Mario Botta per i due padiglioni di MACRO Testaccio, in un serrato dialogo con Vangi che illumina ed accompagna anche la profonda coerenza del suo percorso. Ecco allora la coesistenza in tensione fra i due grandi spazi popolati dalla cosmogonia di Vangi, l’uno più drammatico e percorso dalla presenza costantemente allarmante della violenza, l’altro più lirico ed incentrato sul rapporto uomo-natura, quel capitolo fondamentale della nostra avventura nel mondo che soprattutto oggi assume un rilievo decisivo per la sopravvivenza di un equilibrio plurimillenario seriamente minacciato dal virus “uomo” ».

L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

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L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

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L’allestimento di Mario Botta per la mostra di Giuliano Vangi, al Macro Testaccio

 

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