Arte femminile e femminista

L’arte è una rappresentazione della vita. Essa riflette i pensieri e le esperienze che nel suo contesto spaziale e temporale. Nel corso della storia abbiamo riscontrato che l’arte ha raffigurato i cambiamenti sia della mentalità che della società tendendo ad esprimere le idee della contemporaneità, sempre ispirate al Zeitgeist .
Tuttavia nel 1960 negli Stati Uniti, con la società in gran parte occupata nei processi di emancipazione e di democratizzazione, il mondo dell’arte rimase isolato e concentrato su se stesso. Mentre fuori per le strade i muri tra i sessi, le classi e i generi stava crollando, all’interno degli studi d’arte gli artisti non sembravano accorgersi di ciò che stava accadendo .
Il prevalente movimento artistico del tempo era il minimalismo. Questo movimento artistico, così come fece l’arte concettuale, è stato quasi singolarmente praticato da artisti maschi bianchi. Precursori come Donald Judd, Robert Morris e Frank Stella rappresentavano un’arte di natura altamente teorica, rendendola così poco accessibile a un pubblico vasto.
Inoltre il minimalismo era apolitico, quindi non era davvero partecipe al discorso pubblico, ma anzi si allontanava da esso. Anche la Pop Art contestò strutture dominanti del fare arte, e anche se artisti pop come Warhol incorporarono supporti immaginari dei mass media nei loro lavori, il movimento non era politicamente emancipato.

Ma col passare del tempo le rivoluzioni sessuali e sociali determinarono un cambiamento della società nel suo insieme. Il mondo stava avanzando, l’arte era in ritardo. Qualcosa doveva essere fatto.
In quegli anni  quasi nessuna donna artista era visibile nei musei e nelle gallerie. Tutto questo sembrava non solo accettabile, ma anche normale e si preferiva allestire mostre ed esposizioni che mostravano solo il lavoro di artisti maschi bianchi.
La storica dell’arte Linda Nochlin (1931) nel 1971 pubblicò in ArtNews il suo famoso saggio “Perché non ci sono grandi artiste donne?”. La Nochlin scrisse che le strutture di potere istituzionali fino a quel momento avevano reso impossibile per le donne raggiungere eccellenze artistiche. Incoraggiò quindi le donne artiste a fare “un salto nel buio”, al fine di abbattere queste strutture di pensiero e correre i rischi necessari per rivendicare libertà di espressione anche al genere femminile.

Feminist Studio Workshop at Sheila's house, September 1973. Courtesy of Sheila Levrant de Bretteville Archives

Feminist Studio Workshop at Sheila’s house, September 1973. Courtesy of Sheila Levrant de Bretteville Archives

Artiste femministe come Judy Chicago ( 1939) e Miriam Schapiro ( 1923) iniziarono quello stesso anno il primo programma di arte femminista al California Institute of the Arts. Le lezioni e conferenze tenute da questo programma attirarono rapidamente artiste provenienti da tutto il paese diventando una piattaforma di idee e concetti, nonché un rifugio sicuro per le artiste di sesso femminile. Sotto la direzione della Chicago e della Schapiro, ventun studenti collaborarono nel 1972 alla creazione di “Womanhouse”, un’installazione creata in una casa reale che affrontava la vita quotidiana di una casalinga normale. Sandy Orgel realizzò un’installazione inserendo in un armadio un manichino femminile a voler simboleggiare il confinamento letterale della donna all’interno della sua stessa casa. Ella scrisse: “Questo è dove le donne sono sempre state – tra le lenzuola e sullo scaffale . E ‘ tempo di uscire allo scoperto.”

Linen Closet by Sandy Orgel, 1972

Linen Closet by Sandy Orgel, 1972

Nel 1973 Judy Chicago con la storica dell’arte Arlene Raven ( 1944-2006 ) e la graphic designer Sheila Levrant de Bretteville (1940) diedero inizio al Feminist Studio Workshop presso l’istituto d’arte californiano CalArts . Questo programma d’arte, concepito per la costruzione della Donna, fiorì per molti anni ed fu una vero e propria ‘ Mecca femminista ‘ .

Nel 1976 Linda Nochlin e Ann Sutherland Harris organizzarono una mostra pionieristica al Los Angeles Museum of Art; “Women Artists : 1550 -1950” nella quale vennero esposte più di 150 opere di 84 pittrici, da miniature cinquecentesche a astrazioni moderne. Fu la prima mostra museale su larga scala negli Stati Uniti dedicata esclusivamente alle donne viste attraverso una prospettiva storica.

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Un altro punto di svolta sia per il femminismo che per l’arte femminista si concretizzò con l’opera di Judy Chicago “The Dinner Party”. Con questo progetto avviò una delle maggiori collaborazioni di successo del decennio. The Dinner Party fu realizzata in cinque anni e coinvolse la collaborazione di oltre 400 persone. Si tratta di un lungo tavolo apparecchiato e disposto a triangolo (omaggio all’organo genitale femminile), dedicato alle donne mitologiche o in carne ed ossa che sono passate alla storia. Un lato copre il periodo che va dalla preistoria all’Impero Romano, il secondo si concentra sul Cristianesimo (a questa sezione siedono, tra le altre, Isabella D’Este e Artemisia Gentileschi), mentre l’ultimo fa accomodare le esponenti dell’Età della Rivoluzione, tra cui Virginia Wolf e Emily Dickinson. Alla base del tavolo, in tessuto bianco, sono riportati i nomi, scritti in oro, di altre 999 donne degne di nota. Il centro prende il nome da Elisabeth A. Sackler, collezionista d’arte, grande amica della Chicago nonché figlia di Arthur che è stato uno dei maggiori sostenitori, in termini economici, del Metropolitan Museum of Art.

Judy Chicago (American, b. 1939). The Dinner Party

Judy Chicago (American, b. 1939). The Dinner Party

L’opera debuttò a San Francisco nel 1979 e più di 5.000 persone vennero ad ammirarla in quel solo giorno di inaugurazione.

Judy Chicago (American, b. 1939). The Dinner Party (Virginia Woolf place setting), 1974–79. Mixed media: ceramic, porcelain, textile. Brooklyn Museum, Gift of the Elizabeth A. Sackler Foundation, 2002.10. © Judy Chicago. Photograph by Jook Leung Photography

Judy Chicago (American, b. 1939). The Dinner Party (Virginia Woolf place setting), 1974–79. Mixed media: ceramic, porcelain, textile. Brooklyn Museum, Gift of the Elizabeth A. Sackler Foundation, 2002.10. © Judy Chicago. Photograph by Jook Leung Photography

Judy Chicago (American, b. 1939). The Dinner Party (Georgia O’Keeffe place setting), 1974–79. Mixed media: ceramic, porcelain, textile. Brooklyn Museum, Gift of the Elizabeth A. Sackler Foundation, 2002.10. © Judy Chicago. Photograph by Jook Leung Photography

Judy Chicago (American, b. 1939). The Dinner Party (Georgia O’Keeffe place setting), 1974–79. Mixed media: ceramic, porcelain, textile. Brooklyn Museum, Gift of the Elizabeth A. Sackler Foundation, 2002.10. © Judy Chicago. Photograph by Jook Leung Photography

Ma poi infuriò la polemica. Museo dopo museo l’opera venne rifiutata.
I membri del Congresso degli Stati Uniti la definirono ” Non arte , ma pornografia “.
Anche i critici d’arte, nonostante elogiassero il pezzo, ne derisero l’immaginario ‘ nucleo centrale ‘ affermando che era troppo letterale e mancava di sottigliezza. Maura Reilly , fondatrice e curatrice della sezione di arte femminista al Brooklyn Museum, dove The Dinner Party è ora permanentemente in mostra, affermò : “Il movimento di liberazione della donna era stato, e continua ad essere, profondamente minacciato sia dalle donne che dagli uomini. Un’opera d’arte femminista di questa portata con un tema così impegnativo era destinata a provocare polemiche.”

Judy Chicago with The Dinner Party (1979) at the Brooklyn Museum. Photo (c) Donald Woodman 2007

Judy Chicago with The Dinner Party (1979) at the Brooklyn Museum. Photo (c) Donald Woodman 2007

Non importa ciò che è stato detto a proposito dell’opera, generalmente dobbiamo convenire che ha aperto una strada nel mondo dell’arte senza precedenti per un’opera d’arte femminista segnando in quel 1979 la fine di un decennio che esplode con nuovi sviluppi nel campo. Le polemiche che ne seguirono posero alcune domande interessanti su questa nuova forma d’arte. Che cosa dovrebbe essere o assomigliare la vera arte femminista? E’ giusto che le donne non si discostino dai loro mezzi di espressione “tradizionali” come il cucito e la ceramica o è auspicabile che scelgano anche una diversa strada? La risposta più logica a distanza di tanti anni è evidentemente la seconda ma quante donne al giorno d’oggi effettivamente scelgono di diventare artiste e quante delle loro opere sono riconosciute come tali?

“Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare di tutto” Oscar Wilde.

Paola Mangano

Sue Casa pictured, photo by Cabure Bonugli, live performance at SOMArts Cultural Center, San Francisco, 2014

Sue Casa pictured, photo by Cabure Bonugli, live performance at SOMArts Cultural Center, San Francisco, 2014

Tratto da: Cunt Art, The US women’s art movement in the 1970s: feminist politics, media and aesthetic, Research paper Rosanne Koster, Academie voor Beeldende Vorming May 2012

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Un pensiero su “Arte femminile e femminista

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