Comunicazione digitale

Oggi cerco di sbloccare la vena creativa scrivendo qualcosa alla cazzo.
Da mesi non scrivo, più o meno da quando ho iniziato ad avere problemi con il pc. Quando l’ho lasciato al tecnico l’ho supplicato di ripararmelo velocemente perché all’interno di quella sorta di scatola d’acciaio vi era tutta la mia vita. Anche se ciò è assolutamente vero, a parte lo sconforto iniziale di dover rimandare i miei studi, relazioni e cose varie, ho iniziato a riflettere su quanto sia cambiata la nostra vita dall’avvento del computer per non parlare poi di internet fino ad arrivare agli smartphone che hanno finito con intasarci completamente il cervello. Non sto dicendo niente di nuovo ovviamente ma provarlo di persona cambia il punto di vista. Oltre a essere cambiato il mondo del lavoro si è trasformato completamente il modo di comunicare. E in tutto questo vi sono i pro e i contro come in ogni cosa. Di sicuro le tecnologie digitali hanno disegnato un’altra specie umana che si manifesterà ancor maggiormente nelle generazioni future.
Al momento in questa sorta di nuovo ecosistema io scorgo solo un grande caos. Si dice tutto e il contrario di tutto e questo perché vi siamo immersi tutti noi, ognuno con le proprie idee, pensieri, speranze, odio e amore. All’inizio pensavo che questa molteplicità di informazioni ci avrebbe fornito gli strumenti per renderci liberi ma in realtà non sta producendo gli effetti sperati. Anzi la rete ci sta rendendo schiavi di un’altra dimensione producendo una cultura priva di contesto e molto frammentata. L’informazione disponibile corre da un punto all’altro, molto rapidamente, senza una gerarchia di valori e pretendendo una capacità di elaborazione istantanea che molti non hanno. Globalizzazione ed individualismo hanno la meglio sulla nostra identità territoriale dalla quale siamo sempre più slegati impegnati come siamo a raggrupparci nei vari social network attraverso il nostro modo di sentire e di fare. Questo porci al centro della nostra comunità virtuale elettiva non è un fattore negativo di per sé, anzi è uno dei vantaggio dell’era digitale. Considero però devastante l’esposizione massima della nostra intimità che racchiude visceralmente la paura di esistere in un mondo che non ti vede e dal quale reclami attenzione disperatamente. Alla fine tutto ciò ci rende sempre più vulnerabili sia a livello personale che sociale. A parte averlo provato direttamente sulla mia pelle non sono cose che dico solo io, le potete trovare su qualsiasi autorevole trattato in merito. Per concludere, l’insieme di informazioni, in un contesto in cui può essere vero tutto e il contrario di tutto, associato alla nuda e cruda esposizione di noi stessi dove verità e finzione la fanno anche qui da padroni, genera a lungo andare una sorta di agorafobia associata a un senso di impotenza e insicurezza che ci spinge sempre più ad isolarci nel microcosmo virtuale che ci siamo creati.
Il mezzo è ottimo, siamo noi che lo usiamo male.
In questi giorni che sono stata slegata da queste nuove dinamiche sociali mi sono trovata a dire “me ne sbatto”, ma sarebbe troppo facile sbarazzarsi di questo peso e alla fine la mia la devo dire sempre. E poi da qualche parte dovevo iniziare per uscire dal silenzio.

PS: è un po’ come quando tutti guardavano i reality, tipo grande fratello o l’isola dei famosi, e io mi dicevo “Ma cosa fanno tutti? Sono impazziti?”

Paola Mangano

Questo è più o meno il modo in cui la comunicazione digitale mi fa sentire.  La perdita di reale contatto umano lascia un buco dove dovrebbe esserci sostentamento emotivo. Il monologo bidirezionale sostituisce il dialogo lasciando una maggiore coscienza di sé senza risposta con conseguente nevrosi aggravata.  Stiamo perdendo comunità / scena centralizzazione e il contatto diretto, sostituendola con segnaposti vuoti e interazioni simboliche. http://thefarthestshore.deviantart.com/art/Digital-Communication-179213639

Questo è più o meno il modo in cui la comunicazione digitale mi fa sentire.
La perdita di reale contatto umano lascia un buco dove dovrebbe esserci sostentamento emotivo. Il monologo bidirezionale sostituisce il dialogo lasciando una maggiore coscienza di sé senza risposta con conseguente nevrosi aggravata.
Stiamo perdendo comunità / scena centralizzazione e il contatto diretto, sostituendola con segnaposti vuoti e interazioni simboliche.
http://thefarthestshore.deviantart.com/art/Digital-Communication-179213639

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16 pensieri su “Comunicazione digitale

  1. …E’ l’approccio che a mio parere è l’elemento discriminante. Concordo con te sul fatto che è come si usa e non il “mezzo in assoluto”. Non ritengo la rete “democratica” ma una risorsa dai confini molto indefiniti per poterli delimitare e sull’intromissione “intima” penso che per chi nel reale ci mette abitualmente la faccia non sia un problema per quanto fastidiosa sia qualsiasi tipo di intromissione nella propria privacy.

    • Io credo che la rete abbia sì dei confini indefiniti, se sai cercare, e te lo dice una che di ricerche ne fa parecchie. Ma devi uscire dagli schemi che i motori di ricerca ti impongono. Per questo ritengo che in sostanza i confini siano molto definiti per chi vi si approccia in modo molto sommario e come giustamente dici svela tutto il suo lato non democratico.
      Per quanto riguarda l’intimità non intendevo l’intromissione altrui nella propria privacy che è pure un lato da non sottovalutare in quanto lo stalkeraggio esiste in questo ambito in tutte le sue forme. Ma piuttosto parlavo della tendenza che vedo nella gran parte delle persone a fare della propria privacy esibizione quotidiana e che svela il lato drammatico del bisogno di attenzione e di aperta manifestazione di solitudine in cui versiamo. Ma non solo; questo atteggiamento ci rende apertamente vulnerabili e controllabili. Monitorando i nostri gusti, le nostre idee, i modi e i luoghi in cui ci muoviamo diventiamo manovrabili, prima di tutto psicologicamente che è se vuoi il metodo meno invasivo per metterci fuori gioco. Tu che sei della mia generazione ben sai che da giovani noi nemmeno ci si telefonava. Ci si trovava al baretto o per strada e da lì si partiva a elaborare idee e voglia di fare. E nessuno sapeva dove eri, cosa dicevi e cosa avevi intenzione di fare. E questa era secondo me una forza. Adesso lo metti su fb e in pochi secondi tutto il mondo lo viene a sapere e non combini un bel niente. E se combini è perché qualcuno dietro ha tessuto le file (vedi rivoluzioni colorate). C’è qualcosa che non va in tutto questo.

  2. Ciao, porto brevemente la mia esperienza (se può interessare).
    Non sono iscritto a nessun social network e non ho nemmeno whatsapp sul telefono (modello vecchio). Sto spesso su internet e leggo svariati blog, all’interno dei quali ogni tanto mi inserisco.
    Certo, a volte succede che mi trattino come un marziano perchè mi sfuggono alcune dinamiche (a volte anche importanti) che avrei dovuto conoscere prima di dire la mia…ma non succede così spesso.
    Forse perchè i blog sono delle comunità dove si condividono degli interessi e dei contenuti maggiormente mirati, rispetto ai social network dove si trova potenzialmente tutto lo scibile umano (e non solo).
    Secondo me maggiore è il livello di specializzazione, migliore è il livello della comunicazione (e minore è la tentazione di fare commenti gratuiti o poco pertinenti).

    • Effettivamente nei blog più “seri”, più specializzati e con contenuti mirati sono pochissimi i commenti. Ma grazie al cielo sono comunque molto letti. Comunque anche a me è capitato spesso di inserirmi commentando in qualche blog, ma anche su fb, e ricevere una freddissima accoglienza. Si formano dei circoli ristretti di amicizie. E’ come nel reale se vuoi entrare a far parte di una compagnia consolidata. Per questo ho praticamente smesso di commentare in giro. E comunque benvenuto/a qui. Ciao

  3. Grazie a te che ti sbatti per questo bel blog (anch’io nel mio piccolo ci provo, anche se scrivo tutt’altro).
    Io credo che, se si vuole, a volte basta toccare le corde giuste per inserirsi in un contesto già consolidato. Prendi ad esempio i collezionisti di dischi – fra i quali mi ci metto anch’io – e la loro doppia faccia: l’insopportabile snobismo di chi “non colleziona dischi qualsiasi, ma dischi che nessuno conosce” e la gioia che provano nel trovare qualcuno che, di fronte allo stesso disco, ha la stessa reazione.
    Ci sono sempre entrambe, basta trovare il modo di far star zitto il primo e far emergere la seconda 🙂

    • La rete dà la possibilità di esternare la propria personalità. C’è chi lo fa pubblicando foto, chi video, chi scritti ecc. Io ho sempre scritto, per lavoro ma anche per piacere personale, e anche se non mi ritengo una gran scrittrice internet è diventato un mezzo per rendere visibile, gratuitamente, ciò che faccio. E questo non si può negare che sia un grande vantaggio che la rete ci offre. La comunicazione che poi avviene attraverso esso ha le stesse regole del reale. Il rispetto innanzitutto e se una cosa non ti interessa si è liberi di girare pagina perché toccare le corde giuste non è sempre così facile. Quando si commenta, mancando l’espressività della voce e dello sguardo, si può essere fraintesi. Non è semplice scrivere ciò che veramente si prova e trasmetterlo agli altri.

  4. io non vedo cosi’ grandi differenze fra baretto e internet 🙂
    solo il tempo deforma la percezione viene tutto a comprimersi,
    una accelerazione che alcune volte puo’ diventare insostenibile
    ma non era cosi’ anche l’auto a motore a scoppio per chi era sempre andato a cavallo ? 🙂

    • Di sicuro non possiamo frenare il progresso, del resto poi il mezzo ha delle potenzialità pazzesche se usato a dovere. Però io tra baretto e internet vedo grandi differenze. Manca il contatto, il guardarsi negli occhi. Quello che noi facciamo è filtrato da uno schermo luminoso al di là del quale spesso non sappiamo chi si cela. Non è completamente negativo perché abbiamo la possibilità di comunicare anche con persone che nella nostra vita non avremmo mai avuto l’opportunità di incontrare. Ma stiamo perdendo sempre di più il contatto con le persone a noi più vicine. Mi capita spesso di essere in compagnia con amici e vederli concentrati sui loro telefonini. Ma anche per strada, nei bar, sui treni…ovunque insomma. La gente non si guarda, non interagisce perché troppo impegnata a mantenere rapporti virtuali.

      • “stiamo perdendo il contatto dalle persone vicine” ….
        cambierei in : e’ inevitabile perdere il contatto dalle persone vicine ..
        e questo a prescindere dai nuovi media … cambiano solo le velocita’ del processo..
        anche prima dei tablet e fatto salvo alcuni percorsi paralleli,
        i compagni di scuola delle elementari alle superiori in maggioranza si erano persi,
        quelli delle superiori quando si iniziava a lavorare si erano persi ,
        se capitava di cambiare lavoro tempo un anno non si sapeva neanche piu’ chi fossero i vecchi colleghi,
        se un amico scrive sul telefonino invece di parlare con te, oltre che maleducato 🙂 ,
        e’ solo che non ha interesse a parlare con te,
        direi che i nuovi media, se hanno un merito, e’ proprio quello di scremare la falsita’ .
        La velocita’ e’ il segreto se si riuscisse a rallentare l’ipotetica registrazione di quello che ci capita intorno troveremo dinaminche non cosi’ differenti …
        sempre a mio modesto parere
        ALe

  5. Verissimo. Forse stiamo cominciando ad avere un po’ di paura dei rapporti reali.
    Il contatto con il prossimo una volta nei luoghi pubblici era inevitabile; ora ho l’impressione che siano solo le persone di una certa età ad attaccare discorso con gli sconosciuti.
    Io viaggio in treno tutti i giorni e non mi separo mai da i-pod e cuffiette. Temo che la mia passione per la musica mi abbia portato gradualmente a trovare fastidiose le conversazioni delle persone reali, anche in assenza di rapporti virtuali da coltivare…

    • quelle rare volte che mi capita di prendere il treno ho notato che gli extracomunitari invece comunicano tantissimo…..al telefono, tra di loro…..parlano continuamente e anche con un tono di voce molto sostenuto. E ovviamente io li trovo irritanti, ma non in modo razzista ben inteso, come troverei irritante chiunque faccia casino attorno a me, per queste cose sono alquanto nordica. Io mi butto sul mio libro (razza in via di estinzione i lettori di libri nei luoghi pubblici, già eravamo pochi prima) e cerco di estraniarmi. Tu la musica …io la lettura….altri fb o che so io…..

      • Forse i lettori di libri nei luoghi pubblici sono una razza in via di estinzione proprio perchè è difficile leggere un libro quando quelli vicino a te parlano a voce alta 😀
        O almeno, io lo trovo difficile. Poi il libro me lo porto via lo stesso per quelle volte che mi capita di trovare il treno semivuoto.
        Con le cuffiette è più facile isolarsi ed evitare di farsi travolgere dalla MALEDUCAZIONE altrui. Sì, perchè secondo me va chiamato così, l’atteggiamento di chi ti impone di ascoltare i propri discorsi privati, soprattutto se di un certo tipo: litigi fra innamorati, ragazzi e ragazze che raccontano delle proprie prodezze sessuali…addirittura un magistrato che parlava male di alcuni suoi colleghi :O

  6. Fondamentalmente Ale…….cambiano i mezzi, gli strumenti, gli usi e costumi…..ma l’uomo…..l’uomo non cambia. Da Adamo ed Eva in poi nulla è cambiato nell’essere umano. I sentimenti, le emozioni, odio e amore fanno parte di noi dalla notte dei tempi e mai ci lasceranno anche se andassimo a vivere su Marte.

    • Paola ma gli incroci delle mattonelle che formano l’umanita creano in teoria possibilita’ + o – infinte 🙂
      purtroppo spesso si creano greggi che aggregano e disperdono queste diversita’.

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