Da dove viene l’obiettivo del “2 per cento” del Pil destinato a spese militari.

Il riferimento al 2 per cento del Pil da destinare alle spese militari è comparso per la prima volta nel 2006, nel corso di una conferenza stampa al margine del vertice Nato di Riga, in Lettonia. Va ricordato che a seguito della rivoluzione arancione in Ucraina, le elezioni del 2005 videro salire al governo Viktor Yushenko. Al suo fianco Yulia Timoshenko.  In quei cinque anni di governo la diplomazia ucraina ha intensificato il dialogo sull’aspirazione del paese a diventare membro della NATO. Nel 2008, il vertice di Bucarest diede il via libera per la sua entrata. Nel 2009, Kiev firmò un accordo che consentì il transito terreno in Ucraina dei rifornimenti per le forze della NATO in Afghanistan.

Comunque, durante quel vertice a Riga, per la prima volta, i ministri della Difesa dei Paesi membri della Nato hanno espresso la volontà di destinare il 2 per cento del Pil alle spese militari, anche se all’epoca un portavoce dell’alleanza aveva precisato che non si trattava di «un impegno formale​​», ma della «decisione di lavorare a questo obiettivo». 

Nel settembre 2014, quindi dopo il colpo di stato in Ucraina e l’annessione della Crimea da parte della Russia, al summit di Newport, in Galles, i capi di Stato e di governo dei Paesi Nato hanno formalizzato quanto deciso ormai otto anni prima. Nella dichiarazione conclusiva dell’evento si legge infatti che tutti gli alleati che spendevano meno del 2 per del Pil in ambito militare – tra cui anche l’Italia – avrebbero dovuto evitare ogni ulteriore riduzione per questa voce di spesa, e anzi avrebbero dovuto aumentare il budget seguendo le direttive Nato, in modo da raggiungere la soglia del 2 per cento entro i successivi dieci anni (quindi entro il 2024). 

Credo sia lecito pensare non siano coincidenze i terribili sconvolgimenti interni avvenuti in questi ultimi anni 15 anni in Ucraina e le richieste NATO di aumento delle spese militari ai Paesi Europei.

Paola Mangano

L’articolo originale si trova qui. Io ho aggiunto alcune mie particolari considerazioni.

Licorne nuclear test – French Polynesia, 1970. Foto

Grande imbarazzo a Parigi dopo la pubblicazione di un’inchiesta realizzata dal sito di giornalismo investigativo Disclose e dallo studio di ricerca Interprt in collaborazione con l’Università di Princeton. L’oggetto dell’analisi, pubblicata lo scorso 9 marzo 2021, è il reale impatto sulla popolazione polinesiana dei numerosi test nucleari francesi realizzati tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta tra gli atolli di Mururoa e Fangataufa. Secondo gli autori il governo francese avrebbe intenzionalmente sottostimato l’esposizione della popolazione alle radiazioni e nascosto la verità per oltre cinquant’anni. Leggi qui

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