Il futuro che è già tra noi

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Chiedersi cosa sarà il futuro, come sarà il futuro, che ne sarà di noi in un prossimo futuro è una peculiarità umana comprensibile. Per esempio io a vent’anni cercavo spesso di immaginare che cosa e come sarei stata a quaranta; se avessi avuto dei figli, una famiglia, un lavoro, la mia forma fisica, insomma pensieri di questo tipo, di realtà quotidiana simile a quella che stavo vivendo solo trasposta in versione adulta. Benché già allora si parlasse di tecnologia e di robotica non avrei mai immaginato che avrebbe rivoluzionato il nostro modo di vivere fino a questo punto. Un punto di non ritorno che in questi ultimi anni ci ha assorbito lasciandoci inebetiti, affascinati e storditi, in un turbinio di innovazioni tecnologiche che faticosamente cerchiamo di seguire e controllare. La mia generazione è stata sicuramente quella più penalizzata perché abbiamo dovuto imparare tutto in età adulta avanzata, impiegando molto del nostro tempo, troppo di certo, per cercare di non restare esclusi dal cambiamento in atto. Eppur era tutto anche affascinante e pensavamo a un futuro inafferrabile sì….ancora non comprensibile sì….ma di sicuro migliore. E’ ancor vero questo assunto? Gli scienziati ci dicono che non è possibile predefinire configurazione, spazio, modalità delle tecnologie future. E questo perché un nuovo cambiamento epocale si sta configurando.

E’ indubbio che ci stiamo allontanando sempre di più dalla natura affidando la nostra vita a ogni sorta di macchina possibile e riducendoci a conoscere il mondo attraverso dati, simulacri delle cose che la macchina informatica ci restituisce seguendone le indicazioni come un gregge di pecore impazzite. Facebook ne è un esempio lampante; una macchina che ti indirizza e ti segue e ti comanda e ti assorbe e ingerisce e digerisce come carne da macello. L’uomo contemporaneo, sfiduciato dai suoi simili cerca conforto nella macchina che, allontanandolo dalle proprie responsabilità, gli infonde una sorta di sicurezza; una macchina però governata da algoritmi con la pretesa di incarnare il giusto modo di pensare; un nuovo Dio a cui affidare la nostra vita nella speranza di un divenire entro il quale saremo non solo partecipi ma anche protagonisti. Grazie Signor Computer che mi fai sentire parte di un tutto, io che non sono niente, che non valgo niente, mi metti in contatto col mondo, mi fai sentire coinvolto e dai forza e valore alla mia misera esistenza. Il fascino di questa nuova religione, anche se profondamente uguale da millenni a tutte le altre, attraverso il senso di esorcizzazione della morte a cui aspira, è decisamente invitante.

E se al momento può essere definito ancora un movimento anarchico, in quanto ne puoi fare uso e consumo liberamente, ben presto sarà oggetto di svariate regolamentazioni.

Quando invece la macchina dovrebbe essere solo uno strumento utile atto a potenziare la mente e il corpo dell’essere umano. Ma è necessario farne un uso adeguato e non credo che nessuno di noi ne sia all’altezza e forse non lo saremo mai. Leggi, regolamenti, morali acquisite, insegnamento ed educazione, dottrine; di questo ha sempre necessità l’uomo che sia sapiens o technologicus.

Ad oggi l’interazione, o meglio l’ibridazione tra macchina e uomo la possiamo distinguere in strumenti esterni al corpo, computer, cellulari, ecc, e strumenti che entrano nel corpo come arti protetici, stimolatori cardiaci ecc. A breve si vedranno proprio innesti di dispositivi che rimediano a patologie del sistema nervoso centrale, per esempio dispositivi per l’attenuazione dei sintomi del morbo di Parkinson, senza tuttavia, a loro avviso, che la personalità del soggetto venga alterata.

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Ma si parla anche di potenziamento delle capacità cognitive mediante interazione tra il cervello e dispositivi informatici (interfacce cervello-computer), atte a sviluppare le potenzialità umane percettive, cognitive e attive inedite e a volte del tutto impreviste, che interferiscono con la coscienza e la personalità, e di questa coevoluzione ibridativa non è possibile indicare i limiti; è quello che viene definito post-umano.

Paura per questo futuro che si delinea imminente?? Un futuro che pone problemi di snaturamento, di assoggettamento a manipolazione, in parole povere di disumanizzazione? Certo che sì. Va però considerato che se l’uomo per sua natura è portato a creare continuamente nuovi artefatti come si può pensare di arrestare il suo sviluppo verso il post-umano, che, in questa visione, sarebbe un esito, appunto, naturale? I post-umanisti più radicali ritengono che la tecnologia sia ormai la vera natura dell’uomo collegabile al desiderio di potenziare la propria intelligenza ma anche la longevità e la sanità fisica e mentale. Il sogno, il miraggio dell’immortalità che accompagna tutta la storia dell’uomo. Ma i problemi etico-sociali che l’avvento di queste biotecnologie sollevano sono altrettanto preoccupanti. Tra questi, in primo luogo si colloca la divisione dell’umanità in due categorie, quella a bassa tecnologia e quella ad alta tecnologia, con la prospettiva realistica che la prima sia schiavizzata dalla seconda.

Insomma, l’uomo deve farsi estromettere dalle macchine o deve restare al centro della scena, inaugurando un’epoca di informatica umanistica?

Paola Mangano

Bib.
– L’avvento di Homo Technolo- Gicus e del Post Umano, Giuseppe O. Longo, 2016
– Macchine per pensare, Francesco Varanini, 2016
– CORPI, MENTI, MACCHINE PER PENSARE A Cura Di Francesco Varanini, 2016
in viaBorgogna3, numero3, 2016

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8 pensieri su “Il futuro che è già tra noi

    • già….credo che molti di noi lo siano ….schiavi della tecnologia intendo….infatti sono sempre di più quelli che soffrono da dipendenza da social. Patologia comunque che colpisce più gli over 40 rispetto ai giovani

  1. il lavoro del futuro sarà un mix tra psichiatra e psicologo, i centri commerciali sostituiranno i negozi di abbigliamento e accesorize con centri per la salute mentale…

    ho letto il tuo commento da Papillon e mi sono incuriosito, articolo molto interessante.. io rimango convinto che in ogni caso ognuno di noi ha sempre facoltà di scelta… scegliere di non considerare nemmeno questa possibilità è una scelta alla quale non si può dar troppa responsabilità a tutto ciò che ci circonda…

    Come risposta alla tua domanda finale, personalmente direi che l’uomo deve preoccuparsi di ragionare… se lo fa qualsiasi risposta alla domanda potrebbe non esser poi così pericolosa…

    • esatto…la ragione, caposaldo dell’illuminismo che con la reinterpretazione dell’antichità classica e degli ideali del rinascimento mi sembra stia vacillando nell’uomo contemporaneo, sebbene sia ancora ben radicata nel nostro dna, tanto che noi ne stiamo ancora discutendo in modo del tutto razionale. Ma tutti questi vagiti di razzismo, di fascismo, di individualismo sfrenato mi instillano il dubbio che qualcosa non stia andando per il verso giusto. E forse proprio questa condizione postumana ci sta destabilizzando e permettiamo che siano altri a decidere del nostro cammino. Per paura, per incapacità…non lo so. Comunque è confortante che ci siano delle persone come noi che cercano di capire senza lasciarsi sopraffare. Non vorrei sembrare troppo pessimista ma penso che siamo in pochi.

      • Diciamo che esiste una grande quantità di elementi che portano il tuo (nostro) sguardo ad essere pessimista, però è vero che assecondare il pessimismo non può che rafforzare quella corrente di pensiero, quindi bisogna opporsi con volontà ed energia, non sarà la via più facile ma è la sola che val la pensa seguire… secondo me… credo fortemente che positività porti positività e che se esiste anche una sola possibilità di cogliere qualcosa che si desidera la si potrà realizzare se e solo se non si smette di crederci..

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