Hare Krishna

Quando vivevo a Firenze, nei primi anni ottanta, durante i fine settimana eravamo soliti prendere la macchina e uscire dalla città per esplorare la campagna che ci circondava. Non avevamo quasi mai una meta, girovagavamo lasciandoci trasportare da ciò che il momento ci offriva e ispirava. Durante una di queste gite ci capitò di passare per San Casciano Val di Pesa. Ricordo che eravamo su una strada poco trafficata immersa nella natura quando ad un tratto la nostra attenzione fu attirata da un sontuoso cancello completamente aperto. Non ricordo se leggemmo qualcosa fuori, un cartello o simili, che preannunciava ciò che avremmo trovato all’interno, so che quell’entrata ci sembrò allettante e senza pensarci troppo la oltrepassammo. Un grande viale attraversava un parco ben tenuto in fondo al quale ci apparve una magnifica villa cinquecentesca, immensa, spettacolare. Ci fu subito chiaro che si trattava di una comune di Hare Krishna perché qui e là si vedevano passeggiare questi soggetti riconoscibilissimi dai loro vestiti, dai capi pelati e dai sorrisi sognanti abbondantemente elargiti.

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Da subito pensai che sarebbe stato meglio girare la macchina e andarcene. Devo confessare che io ero particolarmente infastidita da loro, come da tutto ciò che si presenta alla stregua di setta o congrega di adepti. Non avevo niente in contrario con il loro credo, il loro stile di vita, le loro scelte e le loro priorità ma mi indisponeva l’eccessiva attenzione che riversavano su chi, come noi, non apparteneva alla loro cerchia, con quell’aria di comprensiva e benevola considerazione verso noi, poveri mortali, ignari della beatitudine che avremmo potuto raggiungere seguendo le loro orme. Insomma, cercavano di fare proseliti per trascinarti nel loro entourage. Per raggiungere il loro scopo offrivano cibo in quantità e un ascolto libero e incondizionato, almeno all’inizio. Ricordo però che quella volta per pranzare qualcosa pagammo, non rammento quanto e perché, ma credo una cifra irrisoria. Alla fine ci fermammo più attirati dall’ambiente circostante che dai personaggi che vi gravitavano attorno. Il luogo come ho già detto era stupendo. L’interno della villa non era tutto visitabile ma alcune stanze erano aperte a tutti. Possedevano pure una mandria di vacche e un toro gigantesco tenuto in una stalla a dir poco signorile. Insomma ciò che veniva spontaneo chiedersi era come potevano permettersi tutto questo. Da chi erano sponsorizzati? Domanda ancor oggi senza risposta. Girando per il web alla ricerca di qualche informazione sugli Hare Krishna sono incappata in questo singolare articolo de LINKIESTA del 2012. L’inquietante resoconto che ne esce, con gli scandali che ne seguirono, è reso ancor più allarmante e delicato dalle precisazioni che se ne fanno in calce. Non saprei che altro aggiungere se non che , come succede spesso per queste faccende, verità e menzogna albergano da ambo le parti e che tutto ciò lascia ampio spazio alla riflessione.

Paola Mangano

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