Ciò che resta

Di solito mi piace esternare a caldo i miei pensieri, cioè quando tutto sta ancora accadendo, perché il palesarsi viscerale di un’emozione ha una forza e intensità non paragonabile a una fredda riflessione a priori. Questa volta invece ho preferito attendere per farmi un’idea ampia della presunta realtà che mi circonda, expo….no-expo….black bloc….forze dell’ordine…giornalisti…mainstream……masse….gente comune…..ricchi e poveri.

E la mia conclusione è che ognuno vive una propria realtà dissociata da quella degli altri anche quando si allinea su posizioni simili. Ognuno di noi è spinto all’interpretazione di ciò che lo circonda attraverso la costruzione della propria individualità caricata innanzitutto di un passaporto genetico dal qualei non possiamo sottrarci, dai primi vagiti di vita, dalle esperienze vissute o non vissute, dall’ambiente in cui volente o nolente ci si trova immersi, dallo stato di suggestione personale, dall’attrattiva di appartenere a una massa, allo status economico e sociale sino a quello fisico e mentale. Troppe variabili da tener presente per poter osservare con giusto equilibrio ciò che ci circonda. “dove voi vedete le cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane”

Insomma niente di nuovo, la solita lotta tra bene e male, valori costruiti sia da chi comanda che da chi subisce. E in questo contesto ognuno di noi si barcamena come può per cercare di mantenere in equilibrio i due opposti illudendosi di essere a conoscenza di ciò che è bene e ciò che è male, infinite interpretazioni del mondo prodotte dall’intelletto umano. Davanti a queste considerazioni è piuttosto difficile, arduo, se non addirittura impossibile, giungere a una qualsivoglia minima verità. Per questo l’essere umano ha una necessità morbosa di essere indirizzato o più precisamente che gli venga indirizzata la sua volontà di potenza, sia attraverso la violenza o il monito, sia che essa si schieri al servizio della coscienza e della morale costituita o che la voglia esplicitamente o meno travalicare. Resta indiscutibilmente evidente che a produrre tutto questo marasma non può che essere l’atavico istinto di sopravvivenza che nella nostra società si esplica attraverso il grado di benessere che si è raggiunto. Ricchi contro poveri e poveri contro ricchi comprese le variabili di alcuni ricchi che si schierano con i poveri e dei poveri che sostengono i ricchi così come i poveri che vogliono essere ricchi e i ricchi che lo voglio essere ancora di più. Nessuno vuol essere povero o più povero dei poveri, perché la miseria rende il corpo sofferente e incapace di reggere anche un sebben minimo pensiero. Dinnanzi a tutte queste considerazioni sono disposta a comprendere le ragioni di tutti, sino al grado di manipolazione, nel bene e nel male, di cui siamo oggetti. Ma mi chiedo come potrò infine continuare a sopportare e comunicare e convivere con i miei simili. Dovrò accontentarmi di stare a guardare il decadimento totale verso cui aneliamo?

Paola Mangano

– Non sei mica fascista? – mi disse.

Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai.

– Lo siamo tutti, cara Cate, – dissi piano –.

Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle.

Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista.

Cesare Pavese

biro

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5 pensieri su “Ciò che resta

  1. quando ci furono i fatti del famoso G8, essendo una manifestazione a rischio, mi chiesi chi avesse lasciato le proprie automobili per quelle strade sapendo dell’eventuale pericolo, perché, se fossi stato io uno dei proprietari, l’avrei portata a 50 Km di distanza. Perché è sempre la solita storia, bisogna creare un’apparente diversivo per fare in modo che l’opinione pubblica non si concentri sui reali problemi di quello che succede realmente… Come hai concluso giustamente tu, è spesso il far finta di niente o limitarsi solamente a criticare senza costruire, l’atteggiamento più grave per consentire la manipolazione della verità…

    • è proprio così!!! Ciò che ho visto in questi giorni passare sui social network mi ha fatto venir voglia di lasciare persino il web tanto mi sento fuori dal coro. Ma continuo per la mia strada, alla fine proprio sola non sono.

      • il problema è che questa eccessiva esposizione alla quotidianità, da anche luogo ad una intromissione esagerata dell’omissione stessa di un fatto. Sembra apparentemente un controsenso ma, ci sono dei professionisti che attraverso i social network, riescono a manipolare qualsiasi cosa al punto tale che la rete ne risulta infetta, nonostante la sua grande libertà, proprio perché da questo video ormai cerchiamo delle risposte. E qui arriva la personalità e l’intelligenza di ognuno di noi, il quale deve saper cercare l’opinione giusta senza fermarsi in superficie, ma scendere appena sotto per una delle probabili verità

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