La “fiera” della cultura

Un lettore del mio blog mi segnala ciò che sta succedendo nel trevigiano Civico Museo di Santa Caterina che dovrà ospitare il prossimo autunno la mostra temporanea dal titolo enigmatico “Treviso e il mondo”. In pratica per adeguare il museo alla futura esposizione occorrono lavori di adeguamento pari a 1,2 milioni di euro che saranno stanziati dal comune di Treviso con modalità non ancora precisate. I soldi serviranno per adattare le sale, di origine trecentesche con bellissimi affreschi del XV secolo, renderle funzionali allo scopo con l’impiego anche di impiantistica moderna. Insomma stravolgere l’attuale assetto architettonico per un progetto temporaneo che ancora non si sa se verrà poi smantellato o rimarrà tale. In entrambi i casi non si prospetta un reale beneficio né per l’ex convento né per i cittadini di Treviso.

MUSEO DI SANTA CATERINA, Piazzetta Mario Botter - Treviso

MUSEO DI SANTA CATERINA, Piazzetta Mario Botter – Treviso

Ideatore dell’allestimento è il trevigiano Marco Goldin, critico e curatore d’arte, fondatore della casa editrice Linea d’ombra, ma soprattutto organizzatore di eventi, già sotto i riflettori per la polemica scoppiata sulla sua mostra allestita a Vicenza “Tutankhamon Van Gogh Caravaggio – La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento”. La mostra è stata criticata da 30 docenti della città che si sono rifiutati di portare i loro allievi a visitarla. Motivo? «Lo scarso valore scientifico e didattico di eventi come questo, che si rivelano enormi calderoni dove le opere esposte sono legate da un generico filo (il ritratto, il paesaggio, la notte). Di nuovo, di veramente utile all’educazione del grande pubblico o allo studioso, poco o nulla………..Preferiamo insegnare ai nostri studenti ciò che pensiamo sia il significato profondo del patrimonio storico e artistico: qualcosa che deve essere svincolato da mere logiche mercantili». Questi brevi passaggi estrapolati dalla lettera aperta scritta dai professori e appoggiata dal critico d’arte Phlippe Daverio e dal mondo accademico rendono appieno la deriva mercantile che i tagli governativi hanno provocato sulla qualità di eventi culturali di questo tipo. L’agognata autonomia dei sistemi museali, alla ricerca di facili guadagni attraverso la spettacolarizzazione della cultura, trasforma l’arte in giostre da baraccone e i musei in Luna park.

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“L’unica finalità è quella del profitto. Il museo diventa una marca di lusso da cedere in franchising. In nome del denaro l’arte è ridotta a evento per attirare le folle. Così i musei diventano luoghi di divertimento più che di conoscenza.” (Jean Clair, La crisi dei musei. La globalizzazione della cultura,

Se sette anni fa Jean Clair scriveva così nel suo libro possiamo dedurne che lo sradicamento in atto ha radici profonde e mi pare quasi impossibile chiedere a critici, operatori e direttori di musei atteggiamenti autonomi rispetto alle lusinghe del mercato. Significativa è la risposta di Clair a chi gli chiede se nel mondo dell’arte c’è ancora spazio per i critici: “No – risponde – perché è il mercato che crea il valore dell’opera. I giudizi della critica sono ininfluenti in una realtà dominata dagli investimenti speculativi. Il mondo dell’arte sembra in preda alla stessa follia che ha prodotto la crisi dei subprimes, è per questo che il mercato dell’arte rischia di crollare. Un crack metterà fine alla bolla speculativa.”

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Ciò che sta succedendo a Treviso non è un caso a sé; ovunque possiamo riscontrare modalità spregiudicate messo in atto per cercare di salvare i bilanci di musei e spazi espositivi. Ma nonostante questi atteggiamenti iperliberisti, con totale disponibilità ad aprire al privato, a dare caccia agli sponsor e a scegliere mostre ed artisti solo ed esclusivamente entro una logica piegata alle esigenze del mercato, i nostri musei sono sempre più in crisi. Se da una parte si produce un immediato guadagno, a beneficio più che altro dei diretti investitori, dall’altra si va sempre più distruggendo la vera missione di un museo, che è quella di arricchire, conservare e trasmettere la memoria artistica di un paese alle generazioni future.

Lascio in appendice alcuni link sui fatti di Vicenza e Treviso per ampliare e conoscere di più l’argomento.

Paola Mangano

Per la mostra di Goldin si stravolge il convento trecentesco

Vicenza, professori in rivolta contro Marco Goldin

Museo di Treviso, i sette punti che non tornano

Comitato Santa Caterina : “troppi dubbi sui lavori”

Museo di Treviso, i sette punti che non tornano

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