Mamma Roma

Roma, ex mercati generali, murales.

Roma, ex mercati generali, murales.

Quale miglior ambientazione per questo murales se non gli ex mercati generali di Roma? Anna Magnani, Mamma Roma, la prostituta romana che vuole cambiare vita per dedicarsi al figlio Ettore, Ettore Garofalo, sublime interprete del pasoliniano ragazzo di vita.

Un film struggente dall’inizio alla fine, anche quando ai protagonisti si configura la speranza di un riscatto sociale. La risata della Magnani è tanto più dolorosa quanto si fa più squillante per trasformarsi infine in un grido di disperazione.

Il film fu dedicato allo storico dell’arte Roberto Longhi e certe rappresentazioni scenografiche riuscirono ad assumere sembianze pittoriche, come la scena iniziale del pranzo del matrimonio del protettore, un chiaro riferimento all’ultima cena di Leonardo o il finale con il ragazzo che muore legato al letto del carcere che ricorda il Cristo morto del Mantegna.

Leonardo da Vinci, Cenacolo-Ultima Cena, 1494-98, Tempera grassa su intonaco, Santa Maria delle Grazie, Milano

Leonardo da Vinci, Cenacolo-Ultima Cena, 1494-98, Tempera grassa su intonaco, Santa Maria delle Grazie, Milano

Pier Paolo Pasolini, frame da Mamma Roma-1962

Pier Paolo Pasolini, frame da Mamma Roma-1962

A sinistra - Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma 1962, frame del film. A destra - Cristo morto, Andrea Mantegna, tempera su tela, 1475-1478 circa, Pinacoteca di Brera, Milano.

A sinistra – Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma 1962, frame del film. A destra – Cristo morto, Andrea Mantegna, tempera su tela, 1475-1478 circa, Pinacoteca di Brera, Milano.

Il rapporto di Pier Paolo Pasolini con l’arte della pittura rinascimentale può essere riassunto dalla sua citazione:
“Non riesco a concepire immagini, paesaggi, composizioni di figure al di fuori di questa mia iniziale passione pittorica […] che ha l’uomo come centro di ogni prospettiva. Quindi, quando le mie immagini sono in movimento, sono in movimento un po’ come se l’obiettivo si muovesse su loro come sopra un quadro; concepisco sempre il fondo come il fondo di un quadro, come uno scenario, e per questo lo aggredisco sempre frontalmente.”

Anche la presenza dei ruderi nel film non fu affatto casuale e lo stesso Pasolini la spiegò con queste parole:
“In realtà questi ruderi mi sono piaciuti appunto come potrebbero essere piaciuti al Pontormo, cioè mi riconducono in fondo sempre ad una ispirazione rinascimentale […], per quanto in realtà il pittore che mi ispira figurativamente più di tutti anche come colore direi, è Masaccio soprattutto: cioè un pittore più fermo. […] Anche la fotografia, vorrei assomigliasse un po’ alle riproduzioni in bianco e nero del Masaccio. […] In quanto ai ruderi, dirò anche che in una sequenza, quando Ettore va per la prima volta con Bruna a far l’amore ne ho scelto uno che è un po’ un simbolo fallico, senza per altro sottolineare troppo questa simbologia”.

Pier Paolo Pasolini, frame da Mamma Roma-1962

Pier Paolo Pasolini, frame da Mamma Roma-1962

Pier Paolo Pasolini, frame da Mamma Roma-1962

Pier Paolo Pasolini, frame da Mamma Roma-1962

La colonna sonora di Carlo Rustichelli, basata sulle musiche sinfoniche di Antonio Vivaldi è interrotta di tanto in tanto da uno splendido Violino Tzigano, un tango in voga in quegli anni e che personalmente mi ricorda l’infanzia forse perché lo suonava spesso mio padre.

Un motivo allegro ma allo stesso tempo struggente carico di passionalità, proprio come ogni sonata di tango sa fare; la dolorosa piaga del nostro passato caricata dalla speranza per un futuro migliore.

Ma l’inarrestabile cambiamento del nostro paese agli inizi degli anni sessanta a dispetto del suo apparire non sarà portatore di ricchezza per tutti e ciò che ci racconta il film nel suo significato più ampio è proprio l’impossibilità di sfuggire al nostro personale destino.

Quale scena più appropriata per questo murales in una zona in corso di riqualificazione?

Roma, ex mercati generali, murales.

Roma, ex mercati generali, murales.

Paola Mangano

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2 pensieri su “Mamma Roma

    • decisamente sì…per Pasolini l’arte rinascimentale tende alla massima espressione di purezza ed è ciò che lui voleva esprimere rappresentando la realtà delle borgate.

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