Verdi Architetto

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Foto di Francesco Maria Colombo nella mostra “Verdi Architetto”

La Casa di Riposo per Musicisti di Milano è per me un luogo simbolo di quelle che furono le mie prime esperienze lavorative e di comunicazione con la città di Milano. Purtroppo non ho mai avuto il piacere di visitarla ma la sua piacevole e allo stesso tempo austera presenza mi accoglieva e salutava ogni giorno che trascorrevo in città. Perché proprio in quella Piazza Buonarroti, dove ha sede la Casa di Riposo, io lasciavo la mia auto, ove a quei tempi ancora si poteva parcheggiare gratuitamente, per poi prendere la metro che mi portava in centro, alle chiese e ai palazzi che andavo restaurando. Ecco, quella era la casa che il grande maestro Giuseppe Verdi costruì per dare ricetto a tutti coloro che, lavorando nel campo musicale, non ebbero il privilegio di godere di fama o del dono del risparmio. E questo scopo ultimo mi è sempre parso poeticamente generoso in un mondo carico di individualismo e sfacciato menefreghismo dell’altrui destino. Un luogo, tra l’altro, che nemmeno lontanamente assomiglia a una casa di cura. Piuttosto lo paragonerei a una sontuosa Accademia Musicale, dove l’arte e il mestiere si riposano in compagnia del bello. Non si respira il senso di abbandono che spesso si associa alla vecchiaia. In realtà vi traspare un’armoniosa continuità come se il tempo si fosse fermato in attesa di un ultimo sospiro. Se questo insieme di emozioni è sempre stato ciò che essa mi ha ispirato solo vedendola dall’esterno devo ringraziare Francesco Maria Colombo per avermene fatto scoprire gli interni negli scatti esposti alla mostra “Verdi Architetto” di cui è autore.

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Ma un’altra bella sorpresa mi coglie ammirando le foto di Colombo. Nella sontuosa cripta che ospita le spoglie del celebre compositore e della moglie Giuseppina Stepponi, conservata all’interno della Casa di Riposo, incontro una mia vecchia conoscenza. Un eccelso artista, il cui nome sento risuonare, e il suonare qui cade proprio a fagiolo, fin dalla mia infanzia e che posso considerare una sorta di mecenate intellettuale che ha accompagnato per molti anni la formazione artistica mia e soprattutto di mio marito, Mauro Nicora. E sto parlando di Ludovico Pogliaghi, che per tal luogo disegnò i cartoni dei mosaici allegorici che adornano le pareti della tomba.

Non potevo aspettarmi così tanti rimescolamenti di sentimenti e di ricordi nell’affacciarmi a questa mostra.

Bellissime sono anche le foto che Colombo ha scattato nella villa di Verdi a Sant’Agata di Villanova sull’Arda, una stupenda dimora dove il mio carattere romantico vorrebbe abitare. Foto che infondono una quiete d’animo che bramo e allo stesso tempo temo.

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E ancora l’Ospedale, interamente finanziato da Verdi, sempre a Villanova d’Arda.

Immagini, in questa esposizione di foto, delle opere che fuori dalla produzione musicale verdiana parlano ancora di lui in veste di architetto. Non tanto perché queste tre costruzioni furono disegnate dal maestro stesso, ma perché progetti voluti e seguiti da Verdi con passione e attenzione estrema per ogni dettaglio.

Paola Mangano

Mostra “VERDI ARCHITETTO” nelle fotografie di Francesco Maria Colombo – 20 dicembre 2013 – 2 marzo 2014

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Catalogo della mostra qui

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Francesco Maria Colombo è direttore d’orchestra attivo nel repertorio lirico e sinfonico in Italia, Stati Uniti d’America, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Germania, Spagna, Ungheria, Repubblica ceca, Grecia, Bulgaria, Corea del Sud e Giappone. Per dieci anni, fino al 2003, ha svolto servizio quale critico musicale per il Corriere della Sera. Come fotografo ha pubblicato per Il Giornale dell’Arte, Corriere della Sera, Sette, Il Fatto Quotidiano, Il Foglio, GQ Italia, Rejkiavik Boulevard, e per le case editrici Allemandi e Adelphi. E’ rappresentato da Lebrecht Music & Arts di Londra.

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2 pensieri su “Verdi Architetto

  1. La Casa di Riposo per Musicisti è un gioiello nascosto di Milano, Uno dei molti.
    Negli anni ’70, quando andavo all’Università, ho avuto modo di frequentarla per un breve periodo; andavo a trovare un persona che all’epoca mi era molto cara. Spesso quelle visite diventavano il pretesto per parlare di Musica e di Opera. Fu in quel modo che entrai in contatto con quel mondo, che poi mi permise di seguire la splendida Stagione Scaligera del 1978, quella del Bicentenario.
    Ben fai a porre all’attenzione dei lettori questa Istituzione, davvero unica nel suo genere.
    Grazie Paola, per aver acceso la luce su un particolare della mia amatissima Milano.

    • Non ti sapevo amante anche della musica classica! Del resto non mi stupisce visto che sei un notevole conoscitore del campo musicale. Sai che anch’io amo molto Milano? Mi piace persino zigzagare nel traffico. Ed è vero; è piena di piccoli e grandi gioielli nascosti.

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