I girasoli di van Gogh

In mostra alla National Gallery di Londra dal 25 gennaio al 27 aprile 2014

Sunflowers

In occasione dell’esposizione straordinaria prevista alla National Gallery di Londra dal 25 gennaio al 27 aprile prossimi, si torna a parlare dei girasoli di Vincent van Gogh. Saranno messi a confronto per la prima volta in 65 anni due sue opere raffiguranti uno dei soggetti floreali più famosi al mondo. Uno dei dipinti fa parte del patrimonio artistico della celebre galleria londinese, acquistato nel 1924 dalla famiglia dell’artista. Il secondo è stato invece prestato dal Van Gogh Museum di Amsterdam. Saranno accompagnati dai risultati delle recenti indagini scientifiche condotte da entrambi i musei di appartenenza. Studi che hanno rivelato nuovi dettagli sulla realizzazione dei dipinti e sui materiali impiegati dall’artista capaci di far comprendere più a fondo il significato e i metodi di lavoro di cui le due opere sono custodi e la relazione che li lega.

Sono tra i dipinti più famosi al mondo, ma quando van Gogh li dipinse nessuno li voleva acquistare. L’artista propose su tela questo soggetto floreale più volte; quattro di queste tele raffigurano i fiori in vaso, altri tre presentano dettagli che si avvicinano a quelli originali. Insieme rappresentano un unico corpo iconico di grande valore dei poteri creativi dell’autore. Uno di loro fu esposto quando ancora van Gogh era in vita e causò un tumulto.

Nel gennaio 1890 van Gogh fu invitato ad esporre un suo lavoro insieme ad un gruppo d’avanguardia di 20 artisti. Vincent chiese consiglio al fratello Theo su cosa era più idoneo inviare e questi raccomandò i girasoli spiegandone il perché: “Ho messo uno dei girasoli sul caminetto nella sala da pranzo. Esso ha l’effetto di un pezzo di tessuto ricamato con raso e oro, è magnifico”. Ma tale ricchezza e bellezza, realizzata da van Gogh con cruda semplicità e colori forti, non era evidente a tutti. L’artista Henry de Groux minacciò di togliere il proprio lavoro dalla Mostra se la sua opera fosse stata esposta nella stessa stanza con “il risibile vaso di girasoli del Signor Vincent”. Toulouse-Lautrec e Paul Signac, amici di van Gogh, erano presenti quando venne pronunciata questa affermazione e per un soffio non si arrivò alle mani. La mattina dopo, De Groux venne dimesso. Ma il critico de Le Journal de Charleroi, si dimostrò comprensibile nei confronti di quest’ultimo ritenendolo “molto giustamente esasperato” dai girasoli di van Gogh.

Sta di fatto che De Groux non lo conosce nessuno, mentre i girasoli di van Gogh sono conosciuti in tutto il mondo riprodotti su ogni tipo di gaget – calamite frigo, asciugamani, tazze, tovagliette, sottobicchieri, diari, rubriche ecc. – in una quantità tale di riproduzioni che spesso ci si chiede se ne hanno danneggiato l’originalità e autorità artistica. Eppure non è così. Martin Bailey, giornalista e esperto di van Gogh, stima che circa 5 milioni di persone ammirino ogni anno i girasoli dell’artista olandese. Stiamo parlando dei suoi sette dipinti ad olio esposti nelle collezioni pubbliche, come i due che possono essere visti a Londra dal 25 gennaio alla National Gallery. Nessun altro fiore nella storia della pittura, sostiene Bailey nella sua pubblicazione “The Sunflowers are Mine: The Story of Van Gogh’s Masterpiece”,  è stato così fortemente associato con un particolare artista, come il girasole con van Gogh. Dipinse i primi subito dopo il suo arrivo a Parigi nel 1886. L’appartamento che lui e Theo condividevano era nella Rue Lepic, una ripida strada che porta fino alla cima di Montmartre.

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A quel tempo, si potevano vedere sulla sua sommità tre mulini a vento, orti sulle sue pendici e fiori tra le verdure. Inizialmente i girasoli apparvero come piccoli dettagli nei paesaggi di van Gogh. Poi nel 1887, in una serie di quattro oli, ne fece uno studio approfondito, scoprendo la spirale di Fibonacci nel modello vorticoso dei loro semi e utilizzando le loro teste tagliate come nature morte.

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Vincent van Gogh – Sunflowers (1887, oil on canvas, [43.2 x 61 cm]). The Metropolitan Museum of Art

Theo riferì alla loro madre che Vincent riceveva da amici una consegna di fiori freschi ogni settimana. Uno di questi potrebbe essere stato Ernest Quost che, specializzato in immagini di fiori, abitava lì vicino e aveva un giardino. Il lavoro del pittore Adolphe Monticelli, che morì nello stesso anno, rimase un’ispirazione per van Gogh, come pure le nature morte di peonie dipinte da Edouard Manet.

Ma fu ad Arles che iniziò il grande periodo dei girasoli. Volendo impressionare il suo amico Paul Gauguin che lo stava raggiungendo in Provenza, van Gogh dipinse ben quattro quadri raffiguranti girasoli, due dei quali sono quelli che si potranno ammirare nell’esposizione dei prossimi giorni a Londra e sono tra i dipinti più famosi al mondo.

“Disporre i colori in un dipinto,” van Gogh scrisse a sua sorella Wil, “rendere la loro brillantezza e farli emergere attraverso i loro contrasti, è qualcosa come assemblare gioielli o progettare costumi.”

In quella data (1888) dipingeva da solo sette anni avendo prima cercato di insegnare, predicare, commerciare in quadri e anche in libri. Ma ora aveva acquisito grande fiducia nel suo mezzo espressivo concentrandosi su esso in modo quasi fanatico. Voleva arrivare a una forza decorativa simile a quello che egli ammirava nelle stampe giapponesi, nelle quali ogni cosa è messa in relazione non con la sua profondità ma con la superficie dell’immagine. Per arrivare a ottenere questo effetto usò la tecnica del “cloisonnisme” che consiste nel racchiudere le campiture cromatiche entro il limite netto di un contorno senza effetti chiaroscurali creando in questo modo dei blocchi compatti di colore. E fu così fiero del risultato finale che appese i quadri nella camera da letto che aveva destinato a Gauguin arrivato ad Arles con tre giorni di ritardo il 23 ottobre 1888.

Il libro di Bailey è un’ottima guida, non solo per la tecnica di van Gogh, ma anche per l’intensa collaborazione, durata due mesi, tra i due pittori, che finì però in un disastro. Le loro opinioni sull’arte arrivarono allo scontro, decretandone infine le loro uniche e singolari personalità.

A questo punto Bailey ipotizza una causa aggiuntiva che potrebbe aver condotto van Gogh al celebre taglio del suo orecchio sinistro con un rasoio nel giorno dell’antivigilia di Natale del 1888. Tra le ipotesi avanzate fino ad oggi vi è quella dei ricercatori dell’ Università di Amburgo che sostengono fu proprio Gauguin, durante un litigio per una prostituta, a compiere il folle gesto. Per altri studiosi fu invece la fine dell’amicizia con l’artista francese a rompere il già fragile equilibrio psicologico di van Gogh, benché alcuni ricercatori abbiano argomentato che fosse stato lo stesso Gauguin a inventare questa versione.

La nuova ipotesi di Bailey trova supporto nella celebre natura morta con tavolo da disegno, pipa, cipolle e cera del 1889.

Vincent Van Gogh 1889 - olio su tela 50 cm × 64 cm - Museo Kröller-Müller, Otterlo

Vincent Van Gogh 1889 – olio su tela 50 cm × 64 cm – Museo Kröller-Müller, Otterlo

Lo studioso analizza la busta dipinta collocata nel primo piano del tavolo.

La scrittura sulla busta imita la mano del fratello Theo. Il timbro postale indicato, con “67” circondato, identifica un ufficio postale in Place des Abbesses a Parigi, vicino all’Appartamento di Theo. Un altro timbro sopra i francobolli – “Jour de l’an” (Capodanno) – è stato quello utilizzato in Francia dalla fine di dicembre. E, infine, la “R”, abbreviazione di recommandé (raccomandata), suggerisce che la busta doveva contenere l’indennità di 100 franchi che Theo inviava regolarmente al fratello. Tutti questi particolari fanno supporre che la lettera doveva essere giunta a destinazione verso la fine di dicembre e probabilmente prima del taglio dell’orecchio. La lettera doveva contenere la notizia del fidanzamento di Theo. Per accreditare la sua ipotesi Bailey ha passato al setaccio le lettere di Theo van Gogh alla madre e alla fidanzata, nelle quali parla del suo fidanzamento e del modo in cui il fratello aveva reagito alla notizia. «Quando gli ho parlato di te – scrive Theo alla promessa sposa Johanna Bonger dopo essere tornato da Arles per accudire Vincent ferito – mi ha detto che il matrimonio non dovrebbe essere l’obiettivo principe nella vita».

Secondo Bailey le condizioni psichiche già precarie di Van Gogh furono ulteriormente scosse dalla notizia; sapere di non essere più l’unica preoccupazione del fratello fu uno shock e non fu un caso che tagliandosi l’orecchio costrinse Theo a un viaggio precipitoso da Parigi ad Arles per assisterlo. Pochi giorni dopo l’incidente, è la conclusione di Bailey, Vincent mise in un quadro la lettera che lo aveva tanto sconvolto, riproducendo con precisione ogni dettaglio. Ma il fatto che il fratello fosse accorso al suo capezzale non bastò a rassicurarlo: 19 mesi dopo, il 27 luglio 1890, Vincent van Gogh si sparò al petto e morì dopo due giorni di agonia all’età di 37 anni.

Van Gogh non suggerì mai che il girasole avesse per lui un significato religioso anche se è abitualmente associato con l’amore di Dio, o Cristo, per l’umanità. In due occasioni lo collegò alla gratitudine. Egli ammette in una lettera: “I miei quadri sono… un grido d’angoscia mentre il rustico girasole simboleggia gratitudine “.

Paola Mangano

Bibliografia: Frances Spalding – How Van Gogh’s Sunflowers came into bloom – 17 January 2014 – The Guardian

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