La febbre del rock

Correva l’anno 1957.

bill-haley-rock-around-1

Si chiama “Rock Around the Clock” è colonna sonora di “Blackboard Jungle”, “Il seme della violenza” in italiano. La canta Bill Haley ispirandosi a un vecchio motivo di Rhythm and Blues, ma il suo stile è nuovo, grida le parole anziché cantarle, mette in primo piano chitarra e fiati. Venderà 60 milioni di dischi e resterà in cima alle classifiche americane per sei mesi. Il suo ritmo a quei tempi frenetico si addice perfettamente a una generazione che vuole andare veloce. I giovani americani corrono in massa a vedere il film, si mettono a ballare nei cinema si azzuffano e distruggono tutto ciò che gli capita a tiro, basta questo per meritarsi l’appellativo di musica ribelle.

Il rock and roll arriva in Italia con questo film preceduto da una campagna stampa su Epoca, sulla Domenica del Corriere, per lo scalpore che aveva fatto negli USA. Ma questo è solo l’inizio a cui seguirà a ruota il clamoroso successo di Elvis Presley. Il rock and roll esplode in tutto il mondo e ogni paese ha il suo Elvis, in Francia si chiama Johnny Hallyday, in Giappone Akira Kokawa. All’inizio in Italia il rock and roll suscita meno entusiasmo e fatica ad imporsi. Attecchisce la sua variante melodica il Doo-wop; lo suonano gruppi vocali di colore come i Platters. La gente non capisce le parole, le radio non trasmettono i brani e i dischi non si trovano. Ma il cavallo di troia del rock and roll è il juke box.

Juke-box-anni-60-Ragazze-attorno-a-un-juke-box-Uno-dei-simboli-degli-anni-Sessanta-foto-Walter-Breveglieri-Tutti-i-diritti-riservati

Prima del ’55 ce n’era solo uno, lo avevano portato glia americani a Roma, ma nel ’56 sono già 500 e spuntano nei bar come funghi. All’inizio degli anni sessanta se ne conteranno 10.000. Col juke box si può ascoltare la musica lontano dal controllo dei genitori e i loro successo è legato alla rivoluzione del 45 giri, un piccolo disco di 17 cm che sostituisce il vecchio e ingombrante 68 giri. Ma i ragazzi italiani hanno voglia anche di modelli nostrani, per capire quello che dicono per sentirsi raccontare storie e sentimenti conosciuti. E’ tempo di creare dei rocker italiani. Nascono prima gli urlatori, imitano le voci dei Platters e vendono un sacco di dischi, il loro capofila è Tony Dallara.

tony_dallara-come_prima_s

Dopo gli urlatori arrivano i rocker. Nascono a Milano; il 18 maggio 1957 al palaghiaccio si svolge il primo festival nazionale di rock and roll. Ci vogliono due battaglioni della celere e due compagnie di carabinieri per disperdere la folla che cerca di entrare senza biglietto. Ma la febbre del rock si diffonde presto in tutta Italia proclamando come loro re Adriano Celentano. Canta in maniera sguaiata e sfrontata, ha solo 19 anni di origine pugliese, viene dalle periferie milanesi ed è destinato ad incarnare la voce e il pensiero di tanti italiani. Un altro giovane rocker più timido e pacato si chiama Giorgio Gaber e insieme a loro nascono continuamente nuovi cantanti, rocker, urlatori, che usano spesso nomi americani come Baby Gate il primo nome di Mina. Tutti i giovani imitano i nuovi divi, anche i ragazzini. La cultura cattolica accusa il rock and roll di fornire ai ragazzi una pericolosa carica di trasgressione. Anche il Partito Comunista combatte le mode americane. Per il partito sono gli strumenti che usa il capitale per condizionare i comportamenti delle masse. Nelle feste dell’unità e nelle case del popolo il rock è vietato. Ma nonostante le censure e i divieti il rock and roll avanza, si diffonde, come si diffondono i comportamenti ribelli.

Paola Mangano

Tratto dal film di Lucio Fulci: “I ragazzi del juke-box” (Italia, 1959)

Annunci

2 pensieri su “La febbre del rock

  1. Il Rock ‘n’ Roll ci ha cambiato la vita. Nel vero senso della parola.
    Esiste un prima e un dopo R’n’R. E, come sempre avviene, sono i giovani che scatenano i cambiamenti, che poi si diffondono rapidamente finendo per cambiare il nostro modo di fare.
    E’ stato un cambiamento epocale, frutto di una generazione che voleva sdoganarsi da un passato buio e drammatico, fatto di guerra e di assurdi vincoli socio culturali, e che ci ha portati nel mondo in cui oggi viviamo.
    Com’erano quegli anni ?
    Erano anni vissuti con il cuore in gola, con il batticuore. Con pochi soli in tasca, e con un futuro che pareva radioso. A tal proposito, il Film che tu citi (tra l’altro bellissimo, con un grande Sidney Poitier, e con un titolo italiano davvero inappropriato), è un affresco perfetto di una situazione che noi solo ora possiamo comprendere appieno.
    In tutti questi Anni il Rock si è evoluto, è cambiato. E’ cambiato perchè siamo cambiati noi.
    I giovani no. Loro non sono cambiati. Hanno la sessa “urgenza” che avevamo noi. Vogliono tutto e subito, e si scontrano con il potere e con chi lo detiene. E noi, che nel frattempo siamo diventati “grandi” non siamo in grado di capirli. Ci siamo dimenticati di cosa eravamo…
    Sai cosa mi manca davvero ? Quei pomeriggi passati a mettere monete nel Juke Box, in compagnia di ragazzi come me che non so che fine abbiano fatto…
    Ciao Paola, grande Post, come sempre del resto…

    • sai che io non mi sono dimenticata di quello che ero da ragazza e dei sentimenti che provavo? In quel senso è come se non fossi cresciuta. Ancor oggi ho voglia di scatenarmi contro gli adulti per la società che hanno lasciato. Il guaio è che tra gli adulti ci sono anch’io adesso…..ahahah….Devo dire che mi fa un certo effetto.
      Tra l’altro ho notato che i giovani di oggi invece non se la prendono con noi, con i loro genitori, così come facevamo noi. L’ho fatto anche notare a loro tempo fa. Non capisco perché a noi perdonano di avergli lasciato questo sfacelo di società. Forse perché alla fine non gli facciamo mancare niente; rinunciamo noi per non far rinunciare loro, intanto noi siamo abituati a rinunciare. I nostri genitori ci dicevano che dovevamo arrangiarci. Finché rientravamo nella loro logica ci sostenevano se no niente, neanche una lira ma neanche un apprezzamento se poi andava a buon fine. Erano tempi duri. Però è sbagliato che i nostri figli ci concedano questa grazia. E’ sbagliato per loro. Non trovano la forza per reagire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...