Ragazzi di vita e L’urlo

Azzardo un paragone tra “L’urlo” di Allen Ginsberg  e “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini.

Entrambi vengono pubblicati nel 1955, entrambi subiscono un processo per oscenità e pornografia, entrambi gli autori da sconosciuti diventano famosi.

ragazzi_di_vita_copertina_garzanti_1961

Sul poema di Ginsberg ho già scritto più sotto e non voglio ripetermi.

Il romanzo di Pasolini descrive invece le giornate vuote e balorde di un gruppo di adolescenti di borgata costretti ad cercare il metallo tra le immondizie per guadagnare poche lire. Il romanzo irrita e sconcerta per il contenuto; lo squarcio su un’italia immonda e reietta alla quale non tocca nemmeno le briciole della rinascita. Ma colpisce anche per l’uso nuovo e provocatorio del dialetto. La censura si abbatte sul romanzo e copre con puntini le tante parolacce pronunciate dai ragazzi.

Il 21 luglio del 1955 la presidenza del Consiglio dei ministri invia alla procura della repubblica, ufficio stampa di Milano, la seguente segnalazione:

“Per gli eventuali procedimenti di competenza, si segnala l’acclusa pubblicazione Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, editore Aldo Garzanti, Milano. Nella pubblicazione si riscontra carattere pornografico. Il capo del servizio.”

Da questa nota prende l’avvio il primo processo subito da Pier Paolo Pasolini per la sua produzione artistica. Il libro era stato pubblicato nell’aprile 1955 e una copia, secondo l’obbligo di legge, era stata inviata alla presidenza del Consiglio.

Il processo viene rinviato perché i giudici non hanno letto il libro. Il P.M. chiede l’assoluzione degli imputati “perché il fatto non costituisce reato”. I giudici accolgono la richiesta e dissequestrano il libro.

Non solo la sua ambientazione è scandalosa – il romanzo mette a nudo la squallida realtà della periferia romana, le borgate, e ha come protagonista il sottoproletariato che vive in esse – ma anche e soprattutto il suo linguaggio: sulla lingua standard della voce narrante, talora contaminata da regionalismi e voci dialettali, si innesta, in un procedimento mimetico, il dialetto romanesco dei personaggi. Si tratta, più propriamente, di una ristretta e particolare variante di romanesco, cioè del “gergo della malavita o della plebe romana”, ricco di frequenti interiezioni ed espressioni volgari.

Pasolini e Ginsberg dimostrano il coraggio intellettuale della verità.

Paola Mangano

pasolinisettembre2007

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