Musica beat raccontata da Kerouac – Il BOP –

…..gli eroi sotterranei che avevano finalmente voltato le spalle all’occidentale macchina “della libertà” e si drogavano, ascoltavano il bop, avevano lampi di genio, sperimentavano il “turbamento dei sensi”, parlavano strano, erano poveri e felici, profetizzavano un nuovo stile per la cultura americana, un nuovo stile (pensavamo) completamente libero da influenze europee (diversamente dalla Lost Generation), una nuova formula magica – più o meno la stessa cosa stava succedendo nella Francia postbellica di Sartre e Genet [sic!] e per di più ne eravamo al corrente – Ma per quanto riguarda l’effettiva esistenza di una Beat Generation, molto probabilmente era solo un’idea che avevamo in testa – Stavamo su ventiquattr’ore a bere una tazza di caffè nero dopo l’altra, ad ascoltare dischi su dischi di Wardell Gray, Lester Young, Dexter Gordon, Willie Jackson, Lennie Tristano e tutti gli altri, parlando come matti del sacro sentimento nuovo che c’era nelle strade …..

(Sulla Beat Generation (1957) di Jack Kerouac)

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«Il bop nacque con il jazz, ma un pomeriggio da qualche parte, su un marciapiede, nel 1939 o nel ’40, Dizzy Gillespie o Charlie Parker o Thelonious Monk stava camminando davanti a un negozio di abiti da uomo, sulla Quarantaduesima Strada a New York o su South Main a Los Angeles, e da un altoparlante, all’improvviso, sentì un folle, impossibile errore nella musica jazz, un errore che avrebbe potuto avvertirsi soltanto nella mente immaginifica di uno di loro. Era una nuova arte: il bop».

(tratto dall’articolo dal titolo «La nascita del bop», aprile  1959, che Jack Kerouac scrisse per la rivista Escapade)

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Kerouac descrive il bebop e i passi avanti compiuti dai suoi musicisti a livello di «concetti ritmici, armonici e melodici» come un’emancipazione strutturale tale da «far sembrare tutto ciò che lo ha preceduto nel jazz obsoleto e limitato». Nel bop, sottolinea l’autore, «il tempo non è più il principale veicolo del concetto musicale o il principale impatto espressivo e l’armonia e la melodia sono sviluppate appieno». La rivoluzione è tale che l’autore suggerisce perfino di chiamare il nuovo genere modern progressing jazz anziché bebop, poiché «continua a evolvere» e a «rompere le barriere tradizionali» con «complessità estreme e logiche musicali simili, nella loro arguta raffinatezza, a quelle di Bach».

«L’armonia», continua Kerouac, «è forse il vero punto chiave di questo nuovo jazz, tutte le sue potenzialità sono state aperte e hanno maggior corpo (…) A livello metodico, le variazioni armoniche riguardano le frasi più liriche ed è naturale che l’uso di accordi come la nona e l’undicesima aumentata producano melodie contenenti queste stesse note. L’effetto del cromatismo ora è quello di rafforzare piuttosto che di indebolire la partitura, come accade di norma. Il tempo è soggetto a cambiamenti, come avviene in «Artistry In Percussion» di Stan Kenton. I solisti non dipendono dal tempo, non lo “aspettano”, ma piuttosto capiscono la sua presenza e ne fanno ciò che vogliono».

(In The New Music. Modern Progressing Jazz- The New Bebop – Kerouac 1947)

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Al contrario dei critici avversi a Kerouac, a essere coscienti di questa profondità di comprensione che Kerouac aveva nei confronti della musica jazz erano gli stessi musicisti jazz che Kerouac seguiva e conosceva bene. Come ricorda David Amram in Offbeat, Dizzy Gillespie, che aveva scritto un brano dedicato allo scrittore, chiedeva spesso di Jack, perché «era stato uno dei primi a capire quello che Bird e io stavamo facendo». Alla base di questa capacità vi era non solo un’approfondita cultura jazzistica, che trasuda dagli scritti di Kerouac, ma anche la similitudine fra la lotta dei musicisti jazz, tesi a rivitalizzare la struttura logica degli standard attraverso il momento liberatorio dell’improvvisazione, e quella dello scrittore che ridisegna le forme narrative tradizionali per creare una nuova, sincopante prosodia, trasformandosi così in «un poeta jazz, che suona un lungo blues in una jam session d’una domenica pomeriggio».

Paola Mangano

Wardell Gray Los Angeles All Stars 1952 ~ Jackie

Lester Young – Blues for Greasy (1950)

Dexter Gordon- Loose Walk (Live in Holland 1964)

Willie Jackson How Long, How Long Blues

Lennie Tristano – Tangerine (Copenhagen ’65)

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